Il potere si comporta come un gas: una volta libero, tende ad occupare tutto lo spazio possibile.
Il cancro, in confronto, è statico.
Da sempre gli uomini si sono raggruppati in quattro categorie:
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gli amanti del potere, i profeti della società dell’avere, gli uomini di comando che hanno per scopo conquistare, vincere, accaparrare;
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i pensatori, i filosofi, gli scienziati (mi fermo, perché i nomi son tanti); tutti costoro hanno una caratteristica in comune: credono nella società dell’essere, dove lo scopo è migliorarsi;
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la massa bruta, la carne da cannone o da shopping, quelli che mugugnano ma servono, quelli senza i quali il dominio del mondo diventerebbe un partita a scacchi, gli uomini comuni;
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i sacerdoti (comunque in quel particolare luogo e tempo vengano chiamati); sono il tramite tra la divinità (irrazionale e come tale incarnante le paure di tutti) e gli esseri umani; casta che si autoreferenzia e che si ritaglia potere e spazio sottraendolo con destrezza agli altri.
Ogni conquista imperialistica ha portato con sé morte e distruzione, cancellazione di memorie e di “sistemi di vita”, ma ha pure seminato quanto di cultura aveva l’invasore il quale, a sua volta, come le api col polline si è fatto portatore di elementi del conquistato.
Clamoroso il caso dei Romani che conquistano militarmente la Grecia, ma rimangono “grecizzati”.
Alla lunga le culture venute in contatto si influenzano reciprocamente, dando luogo a qualcosa di sempre nuovo, tranne quando la conquista diventa genocidio, cancellazione di tutte le radici della “pianta” considerata pericolosa.
E’ questo uno degli elementi distintivi dell’imperialismo, il voler cancellare la matrice originaria, completamente ed in fretta, per rimpiazzarla con la propria: il cuculo che getta giù dal nido le uova di un altro uccello, le sostituisce con le proprie e le fa covare in sua vece.
La riflessione me l’ha stimolata la rilettura di Tacito, il Giulio Agricola (non sono stati in molti a dedicare un’opera al proprio suocero …), dove Galgaco, capo dei Calcedoni, prima della battaglia del Monte Graupio fa questo discorso, a proposito dei Romani:
« Raptores orbis, postquam cuncta vastantibus defuere terrae, mare scrutantur; si locuples hostis est, avari, si pauper, ambitiosi, quos non Oriens, non Occidens satiaverit; soli omnium opes atque inopiam pari adfectu concupiscunt. Auferre, trucidare, rapere falsis nominibus imperium, atque ubi solitudinem faciunt, pacem appellant. »
« Predatori del mondo intero, i Romani, dopo aver devastato tutto, non avendo più terre da saccheggiare, vanno a frugare anche il mare; avidi se il nemico è ricco, smaniosi di dominio se è povero, tali da non essere saziati né dall'Oriente né dall'Occidente, gli unici che bramano con pari veemenza ricchezza e miseria. Distruggere, trucidare, rubare, questo, con falso nome, chiamano impero e là dove hanno fatto il deserto, lo hanno chiamato pace. »
Chissà perché la mia mente rimbalza dalla Francia di Napoleone all’Inghilterra della Regina Vittoria, dalla Germania di Hitler alla proposta dell’America di G.W.Bush per un’Iraq ed un Afghanistan migliori …