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venerdì, 04 luglio 2008

Parlato:

C'era una gran festa nella capitale
perché la guerra era finita.
I soldati erano tornati tutti a casa ed avevano gettato
le divise.
Per la strada si ballava e si beveva vino,
i musicanti suonavano senza interruzione.
Era primavera e le donne potevano, dopo tanti anni,
riabbracciare i loro uomini. All'alba furono spenti i falò
e fu proprio allora che tra la folla,
per un momento, a un soldato parve di vedere
una donna vestita di nero
che lo guardava con occhi cattivi.
 

La canzone:

Ridere, ridere, ridere ancora
ora la guerra paura non fa,
brucian le divise dentro il fuoco la sera,
brucia nella gola vino a sazietà
musica di tamburelli fino all'aurora
il soldato che tutta la notte ballò
vide tra la folla quella nera Signora
vide che cercava lui e si spaventò.
"Salvami, salvami, grande sovrano
fammi fuggire, fuggire di qua
alla parata leimi stava vicino
e mi guardava con malignità".
"Dategli, dategli un animale,
figlio del lampo, degno di un re
presto, più presto, perché possa scappare
dategli la bestia più veloce che c'è.
"Corri, cavallo, corri ti prego
fino a Samarcanda io ti guiderò
non ti fermare, vola, ti prego
corri come il vento che mi salverò...
oh oh, cavallo, oh oh, cavallo, oh oh, cavallo,
oh oh, cavallo, oh oh".
Fiumi poi campi, poi l'alba era viola,
bianche le torri che infine toccò,
ma c'era tra la folla quella nera Signora
stanco di fuggire la sua testa chinò.
"Eri tra la gente nella capitale,
so che mi guardavi con malignità
son scappato in mezzo ai grilli e alle cicale
son scappato via ma ti ritrovo qua!"
"Sbagli, t'inganni, ti sbagli, soldato
io non ti guardavo con malignità,
era solamente uno sguardo stupito,
cosa ci facevi l'altro ieri là?
T'aspettavo qui per oggi a Samarcanda
eri lontanissimo due giorni fa,
ho temuto che per ascoltar la banda
non facessi in tempo ad arrivare qua.
Non è poi così lontana Samarcanda,
corri cavallo, corri di là...
ho cantato insieme a te tutta la notte
corri come il vento che ci arriverà.
"Oh oh, cavallo, oh oh, cavallo, oh oh, cavallo,
oh oh, cavallo, oh oh".
 
mningratilowqn1
http://unavignetta.splinder.com/post/17487954/Ingrati%21
postato da: FlavioRoma alle ore 10:46 | Link | commenti (8)
categoria:musica, personaggi, blog, illusioni, morte
giovedì, 19 giugno 2008

Castel Sant

Quanta pena stasera...
c'e' sur fiume che fiotta cosi'
sfortunato chi sogna e chi spera
tutti ar monno dovemo soffri'.
Si' c'e' n'anima che cerca la pace
puo' trovalla sortanto che qui...

Er barcarolo va contro corente
e quanno canta l'eco s'arisente
si' e' vero fiume che tu dai la pace
fiume affatato fammela trova'...

Piu' d'un mese e' passato
da quel giorno ch'io dissi:" Nannì ...
quest'amore e' ormai tramontato".
Lei rispose: "lo vedo da me.."
Sospiro', poi me disse:" addio core...
io pero' nun me scordo de te!"

Je corsi appresso ma, nun l'arivai
la cerco ancora e nun la trovo mai
Si e' vero fiume che tu dai la pace
me So' pentito fammela trova'...


Proprio sotto ar battello
s'ode un tonfo ed un grido piu' n la'
S'ariggira je fa' er mulinello
poi riaffonna e riassomma piu' 'n là
soccorete e' na donna affogata,
poveraccia penava ... chissa!?


La luna da lassu' fa' capoccella
rischiara er viso de Ninetta bella
cercava pace ed io nun je l'ho data
Boiaccia fiume je l'hai data tu!...

 

postato da: FlavioRoma alle ore 13:51 | Link | commenti (17)
categoria:musica, roma, tradizione
martedì, 06 maggio 2008
fabrizio_de_andre35
 
Dormi sepolto in un campo di grano
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall'ombra dei fossi
ma sono mille papaveri rossi
 
"Lungo le sponde del mio torrente
voglio che scendano i lucci argentati,
non più i cadaveri dei soldati
portati in braccio dalla corrente"
Così dicevi ed era d'inverno
e come gli altri verso l'inferno
te ne vai triste come chi deve
il vento ti sputa in faccia la neve
 
Fermati Piero fermati adesso
lascia che il vento ti passi un po' addosso
dei morti in battaglia ti porti la voce
chi diede la vita ebbe in cambio una croce
Ma tu non lo udisti e il tempo passava
con le stagioni a passo di giava
ed arrivasti a varcar la frontiera
in un bel giorno di primavera
 
E mentre marciavi con l'anima in spalle
vedesti un uomo in fondo alla valle
che aveva il tuo stesso identico umore
ma la divisa di un altro colore
 
Sparagli Piero sparagli ora
e dopo un colpo sparagli ancora
fino a che tu non lo vedrai esangue
cadere in terra a coprire il suo sangue
"E se gli sparo in fronte o nel cuore
soltanto il tempo avrà per morire,
ma il tempo a me resterà per vedere,
vedere gli occhi di un uomo che muore"
 
E mentre gli usi questa premura
quello si volta ti vede ha paura
ed imbracciata l'artiglieria
non ti ricambia la cortesia
 
Cadesti a terra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che il tempo non ti sarebbe bastato
a chieder perdono per ogni peccato
 
Cadesti a terra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che la tua vita finiva quel giorno
e non ci sarebbe stato ritorno
 
"Ninetta mia crepare di maggio
ci vuole tanto troppo coraggio
Ninetta bella dritto all'inferno
avrei preferito andarci in inverno"
 
E mentre il grano ti stava a sentire
dentro alle mani stringevi il fucile
dentro alla bocca stringevi parole
troppo gelate per sciogliersi al sole
 
Dormi sepolto in un campo di grano
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia all'ombra dei fossi
ma sono mille papaveri rossi
 
Testo: F.De Andrè - Anno di pubblicazione: 1964

postato da: FlavioRoma alle ore 14:24 | Link | commenti (3)
categoria:musica, poesia, personaggi, guerra
lunedì, 31 marzo 2008

AFFRETTIAMOCI: DOMANI E' GIA' APRILE ...


 

Lucio Battisti - I giardini di Marzo

Il carretto passava e quell'uomo gridava "gelati".
Al ventuno del mese i nostri soldi erano già finiti,
io pensavo a mia madre e rivedevo i suoi vestiti,
il più bello era nero coi fiori non ancora appassiti.


All'uscita di scuola i ragazzi vendevano libri,
io restavo a guardarli cercando il coraggio per imitarli,
poi sconfitto tornavo a giocar con la mente e i suoi tarli,
e la sera al telefono tu mi chiedevi perché non parli.

(Coro:)
Che anno è, che giorno è,
questo è il tempo di vivere con te;
le mie mani come vedi non tremano più
e ho nell'anima, in fondo all'anima,
cieli immensi e immenso amore
e poi ancora, ancora amore amor per te,
fiumi azzurri e colline e praterie
dove corrono dolcissime le mie malinconie,
l'universo trova spazio dentro me,
ma il coraggio di vivere, quello ancora non c'è.

I giardini di marzo si vestono di nuovi colori
e le giovani donne in quel mese vivono nuovi amori,

Camminavi al mio fianco ed ad un tratto dicesti "tu muori",
"se mi aiuti son certa che io ne verrò fuori",
ma non una parola chiarì i miei pensieri,
continuai a camminare lasciandoti attrice di ieri.

Coro ...

postato da: FlavioRoma alle ore 09:50 | Link | commenti (8)
categoria:musica, poesia, treb
sabato, 23 febbraio 2008
FDA_84

 
 
Se ti tagliassero a pezzetti
il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna tesserebbe i capelli e il viso
e il polline di Dio di Dio il sorriso
 
Ti ho trovata lungo il fiume
che suonavi una foglia di fiore
che cantavi parole leggere, parole d'amore
ho assaggiato le tue labbra di miele rosso rosso
ti ho detto dammi quello che vuoi, io quel che posso
 
Rosa gialla rosa di rame
mai ballato così a lungo
lungo il filo della notte sulle pietre del giorno
io suonatore di chitarra io suonatore di mandolino
alla fine siamo caduti sopra il fieno
 
Persa per molto persa per poco
presa sul serio presa per gioco
non c'è stato molto da dire o da pensare
la fortuna sorrideva come uno stagno a primavera
spettinata da tutti i venti della sera
 
E adesso aspetterò domani
per avere nostalgia
signora libertà signorina fantasia
così preziosa come il vino così gratis come la tristezza
con la tua nuvola di dubbi e di bellezza
 
T'ho incrociata alla stazione
che inseguivi il tuo profumo
presa in trappola da un tailleur grigio fumo
i giornali in una mano e nell'altra il tuo destino
camminavi fianco a fianco al tuo assassino
 
Ma se ti tagliassero a pezzetti
il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna la luna tesserebbe i capelli e il viso
e il polline di Dio
di Dio il sorriso
 
Testo: F.De Andrè – M.Bubola  - Anno di pubblicazione: 1981

 
postato da: FlavioRoma alle ore 14:51 | Link | commenti (7)
categoria:musica, poesia, tradizione
sabato, 09 febbraio 2008

Mare_d

 

postato da: FlavioRoma alle ore 19:11 | Link | commenti (7)
categoria:mare, musica, poesia, spettacolo
lunedì, 14 gennaio 2008


GEORDIE
Uomo:
Mentre attraversavo London Bridge
un giorno senza sole
vidi una donna pianger d'amore,
piangeva per il suo Geordie
 
Donna:
Impiccheranno Geordie con una corda d'oro,
è un privilegio raro.
Rubò sei cervi nel parco del re
vendendoli per denaro
 
Uomo:
Sellate il suo cavallo dalla bianca criniera
sellatele il suo pony
cavalcherà sino a Londra stasera
ad implorare per Geordie
 
Donna:
Geordie non rubò mai neppure per me
un frutto o un fiore raro.
Rubò sei cervi del parco del re
vedendoli per denaro
 
Insieme:
Salvate le sue labbra, salvate il suo sorriso,
non ha vent'anni ancora
cadrà l'inverno anche sopra il suo viso,
Potrete impiccarlo allora.
 
Uomo:
Né il cuore degli inglesi né lo scettro del re
Geordie potranno salvare,
anche se piangeranno con te
la legge non può cambiare
 
Insieme:
così lo impiccheranno con una corda d'oro,
è un privilegio raro.
rubò sei cervi nel parco del re
Uomo: vendendoli per denaro
 
Testo: F.De Andrè (traduzione di una canzone popolare inglese)
Anno di pubblicazione: 1966
postato da: FlavioRoma alle ore 18:28 | Link | commenti (9)
categoria:musica, poesia, spettacolo
martedì, 20 novembre 2007
Battiato_2003
 


La stagione dell'amore viene e va,
i desideri non invecchiano quasi mai con l'età.
Se penso a come ho speso male il mio tempo
che non tornerà, non ritornerà più.
La stagione dell'amore viene e va,
all'improvviso senza accorgerti, la vivrai, ti sorprenderà.
Ne abbiamo avute di occasioni
perdendole; non rimpiangerle, non rimpiangerle mai.
Ancora un'altro entusiasmo ti farà pulsare il cuore.
Nuove possibilità per conoscersi
e gli orizzonti perduti non ritornano mai.
La stagione dell'amore tornerà
con le paure e le scommesse questa volta quanto durerà.
Se penso a come ho speso male il mio tempo
che non tornerà, non ritornerà più.
postato da: sottolanevepane alle ore 08:40 | Link | commenti (5)
categoria:musica, poesia, amore, treb
martedì, 16 ottobre 2007

Rugantino è una maschera della tradizione romana (dovrei di' tradizzione); bulletto e attaccabrighe, ispirò la commedia musicale omonima di Garinei e Giovannini nel 1964. Replicata più e più volte, sempre con cast di gran livello, ha lasciato una traccia nella tradizione musicale romana: questa canzone.

 


 

rugantino1100_600
ROMA NUN FA LA STUPIDA STASERA
   Roma nun fa la stupida stasera
    damme ‘na mano a faje di’ dde sì;
    sceji tutte le stelle
    ppiu' brillarelle che cciai
    e un frizzico de luna tutta pe’ nnoi.
    faje senti' che e' quasi primavera
    manna li mejo grilli pe’ ffa cri-cri',
    prestame er ponentino
    piu' malandrino che cciai
    Roma arreggeme er moccolo stasera.
 
    Roma non fa la stupida stasera
    damme ‘na mano a famme di’ dde no
    spegni tutte le stelle
    piu' brillarelle che cciai
    nasconneme la luna sinno' so guai.
    famme scorda' che e' quasi primavera
    tiemme ‘na mano in testa pe’ di dde no
    smorza quer venticello
    stuzzicarello che cciai
    a Roma non fa la stupida stasera.
postato da: FlavioRoma alle ore 10:56 | Link | commenti (14)
categoria:musica, spettacolo, roma, tradizione
venerdì, 28 settembre 2007

Maria in MonticelliPer costruire Viale di Trastevere, furono abbattute circa duecento case di "povera gente": la canzone lo ricorda ...


Casa mia (Casetta de' Trastevere)

No nun e' niente e' 'mpo' de
carcinaccio
aspettate me tiro 'mpo' piu' n'qua'
me metto bono bono che ve faccio
sfasciate puro che io ve sto a guarda'
me metto bono bono che ve faccio?
sfasciate puro che io ve sto a guarda'......
e sotto quer piccone traditore
come quer muro me se sfascia er core.
e sotto quer piccone traditore
come quer muro me se sfascia er core.....
casetta de trastevere
casa de mamma mia
tu me te porti via
la vita appress'a te.
tutti li sogni cascheno
mattone pe' mattone
e 'n mezzo ar porverone
gia' non te vedo piu'.
tutti li sogni cascheno
mattone pe' mattone
e'n mezzo ar'porverone
gia' non te vedo piu'.

fa' piano murato' co' quer piccone
nun lo vedi c'e' mamma ancora li'
Fa' piano murato' co' quer piccone
nun lo vedi c'e' mamma ancora li'!
appiccicato proprio a quer cantone
ce stava er letto in dove ce mori'
appiccicato proprio a quer cantone
ce stava er'letto in dove ce mori'.......
e c'e' rimasta
piano co' le pale
nun lo vedete che je fate male.
e c'e' rimasta
piano co' le pale
nun lo vedete che je fate male.
casetta de trastevere
casa de mamma mia
pare che er'monno stia
cascanno appresso a te.
tutti li sogni cascheno
mattone pe' mattone
e 'n mezzo ar porverone
io nun ce vedo piu'.
tutti li sogni cascheno
mattone pe' mattone
e n'mezzo ar'porverone
io nun ce vedo piu'.
fa' piano murato' co' quer piccone
nun lo vedi c'e' mamma ancora li'.
Fa' piano murato' co' quer piccone
nun lo vedi c'e' mamma ancora li'!.
postato da: sottolanevepane alle ore 11:29 | Link | commenti (10)
categoria:musica, roma, tradizione